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Il senso degli esami nelle arti marziali e in difesa personale.

Come ogni anno si avvicina il momento degli esami di passaggio di grado e con esso aumentano i dubbi degli allievi sull’utilità pratica dell’esame e quindi dei gradi/cinture/livelli/qualifiche.
– I livelli o le qualifiche: esistono in quasi ogni disciplina (ma anche in molte altre strutture sociali: ambiente lavorativo, forze armate, ecc.) e nelle arti marziali hanno finalità essenzialmente didattiche.
Servirebbero ad individuare chi tendenzialmente può insegnare e deve essere ascoltato; oppure aiutano l’insegnante a distinguere tra gli studenti chi si può presumere che sappia determinate cose e chi no (come chi è in quinta elementare o in prima superiore); oppure ancora a dare un riconoscimento all’allievo, un “certificato” degli anni di studio utile, ad esempio, qualora si rivolga ad altro maestro o debba sospendere gli studi per diverso tempo, ecc.
Assodato il senso dei livelli, si potrebbe dire (e molti lo fanno)”Ok, va bene i gradi, ma tu sei il maestro… mi alleni da tanto tempo e sai a che livello sono! Perché ti serve un esame per riconoscerlo?”.
Le risposte possono essere molteplici.
L’esame, ad esempio:
– permette di verificare l’apprendimento in classi numerose;
– permette di certificare il livello raggiunto con una certa trasparenza di fronte agli altri allievi, riducendo la possibilità che questi possano ritenere ingiusto od arbitrario il riconoscimento attribuito al “collega”;
– permette di dare “ufficialità” alla cosa (si pensi ai veri e propri riti connessi ad alcuni esami);
– permette, infine, di fare una verifica pratica dello studio effettuato nel corso (proprio come l’esame di terza media o di maturità).
Alcuni maestri (sia di scherma che di arti marziali orientali) erano soliti sottoporre i propri allievi ad esami decisamente selettivi e realistici.
Alcuni, ad esempio, con una scusa portavano lo studente al mercato cittadino più malfamato e poi, individuato un gruppo di soggetti poco raccomandabile, facevano in modo di fare scoppiare uno scontro tra questi ultimi ed il malcapitato allievo.
L’eventuale “promozione” era senz’altro incontestabile, mentre la bocciatura era senz’altro evidente (e, a volte, “irreversibile”).
In fondo “essere esperti” vuol dire saper fare bene una cosa nel momento in cui essa deve essere applicata e quando serve.
Nella nostra scuola l’esame non è obbligatorio (nessun problema a proseguire nel corso anche senza averlo superato, purché non si sia un peso per gli altri studenti) ma è fortemente consigliato, proprio per tale motivo.
Si tratta di un momento di breve durata in cui l’allievo si deve mettere alla prova e deve dimostrare (a sé stesso prima che agli altri) di saper fare quanto fino ad allora studiato in una situazione di “stress” (comunque molto limitato).
Le arti marziali e/o i sistemi di difesa personale sono necessariamente discipline che servono a saper cosa fare in situazioni di stress estremo e/o pericolo di vita e non certo comodamente rilassati sul divano od al top della forma.
Quale “progresso” sarebbe quello di un allievo che non si è mai messo alla prova?
Si deve superare un test in cui a volte non si rende appieno, in cui a volte chi sembra il primo della classe entra in crisi, in cui a volte si rende male perché non si è in forma… il tutto in un breve lasso di tempo.
Proprio come in una situazione “reale”.
Ritengo che, nelle arti marziali, gli esami siano imprescindibili proprio come il combattimento libero.

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